Comunità di pratica e start-up per un sistema sanitario sostenibile
Le comunità di pratica territoriale in ambito sanitario rappresentano un modello organizzativo particolarmente promettente. Integrando attori diversi, dal mondo accademico alle aziende, queste comunità creano sinergie che favoriscono lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative
5 Febbraio 2025
Elita Schillaci
Professore di “Principi di Management” presso il Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università degli Studi di Catania, e Founder del Centro ILHM (Innovation Leadership and healthcare management)

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“Questo articolo è tratto dal capitolo “Sviluppo sostenibile” dell’Annual Report 2024 di FPA (la pubblicazione è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)”
Il Rapporto 2024 sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat dipinge un quadro allarmante: nel 2023, quasi cinque milioni di cittadini hanno dovuto rinunciare a visite mediche o accertamenti diagnostici. Le ragioni? Principalmente economiche, tempi di attesa troppo lunghi e difficoltà di accesso ai servizi. Un dato in costante crescita, che mette a nudo le fragilità del nostro sistema sanitario. Le difficoltà nella gestione delle liste d’attesa, nel riorganizzare l’assistenza sanitaria in modo efficace, la necessità di modelli organizzativi più innovativi per la sanità territoriale: sono solo alcune delle sfide che il nostro sistema deve affrontare.
Il sistema sanitario è chiamato, quindi, a un profondo rinnovamento e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) offre un’opportunità unica per investire nella digitalizzazione e nella sostenibilità del sistema sanitario. I fondi stanziati possono essere utilizzati per finanziare progetti innovativi, promuovere la ricerca e lo sviluppo, rafforzare la capacità delle Regioni di affrontare i cambiamenti. Tuttavia, oggi conciliare l’esigenza di cure sempre più avanzate, con il rispetto dell’ambiente e l’ottimizzazione delle risorse è ancora una sfida che si trovano davanti gli operatori del settore.
L’adozione di un approccio sostenibile va oltre le mere considerazioni ambientali, coinvolgendo la dimensione organizzativa e finanziaria delle organizzazioni. Le collaborazioni pubblico-privato e l’intelligenza artificiale possono essere i catalizzatori di questo cambiamento, ma per tradurre un concetto in azioni concrete, è necessario adottare una metodologia sistemica e collaborativa.
Le comunità di pratica in sanità
Le comunità di pratica territoriale in ambito sanitario rappresentano un modello organizzativo particolarmente promettente. Integrando attori diversi, dal mondo accademico alle aziende, queste comunità creano sinergie che favoriscono lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative. Possono contribuire a migliorare la qualità delle cure, a ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari e a rafforzare il legame tra i professionisti e la comunità locale. Inoltre, le comunità di pratica possono rappresentare un volano per lo sviluppo di nuovi modelli di assistenza. Prendendo ad esempio il caso della sclerosi multipla, abbiamo visto come un approccio collaborativo possa portare a risultati significativi in termini di personalizzazione delle cure e ottimizzazione delle risorse.
Tuttavia, la loro implementazione e il loro consolidamento richiedono un attento esame delle sfide che si presentano e una riflessione approfondita sulle opportunità che esse offrono. Una delle principali sfide risiede nella cultura organizzativa. Molti professionisti sanitari sono abituati a lavorare in modo isolato, e l’adozione di un modello collaborativo come quello delle comunità di pratica richiede un cambiamento culturale profondo. È necessario superare resistenze e diffidenze, promuovendo una cultura dell’apprendimento continuo e della condivisione.
Inoltre, la mancanza di tempo e risorse rappresenta un ostacolo significativo. La partecipazione attiva alle comunità di pratica richiede un impegno significativo da parte dei professionisti, che spesso sono già sovraccarichi di lavoro. È fondamentale, pertanto, che le istituzioni sanitarie forniscano il supporto necessario, sia in termini di risorse umane che finanziarie, per facilitare la partecipazione dei professionisti e garantire la sostenibilità nel tempo di queste iniziative.
Un’altra sfida riguarda la definizione dei ruoli e delle responsabilità all’interno delle comunità di pratica. È necessario chiarire quali sono le funzioni di ciascun membro e come vengono prese le decisioni collettive. La mancanza di chiarezza su questi aspetti può generare conflitti e rallentare il raggiungimento degli obiettivi.
Per massimizzare il potenziale delle comunità di pratica territoriali, è fondamentale un approccio sistemico che coinvolga tutti gli attori del sistema sanitario. Le istituzioni devono promuovere la creazione di queste reti, fornendo le risorse necessarie e creando un ambiente favorevole alla collaborazione. I professionisti sanitari devono essere formati e supportati per partecipare attivamente a queste iniziative. Infine, i pazienti devono essere coinvolti nel processo decisionale, in modo da garantire che le soluzioni sviluppate rispondano alle loro esigenze reali.
Il digitale, in questo contesto, agisce da catalizzatore, abilitando nuove modalità di interazione tra pazienti, professionisti sanitari e sistemi informativi. La telemedicina, la medicina di precisione e l’utilizzo di dispositivi indossabili sono solo alcuni esempi delle potenzialità offerte dalle tecnologie digitali. Tuttavia, per massimizzare i benefici di queste tecnologie, è fondamentale superare alcuni ostacoli, come la carenza di infrastrutture adeguate.
Il ruolo delle start-up
Per accelerare la diffusione dell’innovazione nel settore sanitario, è necessario creare un ecosistema favorevole, caratterizzato da una forte collaborazione tra pubblico e privato, dalla valorizzazione del capitale umano e dalla promozione della cultura dell’innovazione. Le start-up, con la loro flessibilità e capacità di adattamento, possono svolgere un ruolo cruciale in questo processo, introducendo soluzioni innovative e rispondendo rapidamente alle esigenze di un mercato sempre più complesso e dinamico. Un esempio in questo senso è l’impiego dell’intelligenza artificiale (IA) e del machine learning nella diagnostica per immagini. Le start-up, infatti, stanno sviluppando algoritmi in grado di analizzare grandi quantità di dati radiologici, identificando con maggiore precisione e rapidità patologie anche nelle prime fasi. Questo approccio non solo migliora l’accuratezza diagnostica, ma consente anche di ridurre i tempi di attesa per i pazienti.
Inoltre, le start-up stanno rivoluzionando il modo in cui i pazienti interagiscono con i professionisti sanitari. Grazie alle applicazioni mobile e alle piattaforme telematiche, è possibile monitorare costantemente lo stato di salute, prenotare visite specialistiche e accedere a informazioni mediche in modo semplice e intuitivo. Questo nuovo paradigma, noto come telemedicina, ha il potenziale di migliorare l’accessibilità alle cure e di ridurre il carico sui sistemi sanitari tradizionali.
Nonostante le numerose opportunità, le start-up nel settore sanitario devono affrontare diverse sfide. L’accesso ai capitali, la complessità del processo regolatorio e la necessità di integrare le proprie soluzioni nei sistemi sanitari esistenti, sono solo alcune delle difficoltà che queste giovani imprese devono superare.
In conclusione, l’innovazione nel settore sanitario richiede un approccio multidisciplinare e una visione di lungo termine. Le comunità di pratica, l’innovazione tecnologica e la collaborazione tra diversi attori sono elementi fondamentali per costruire un sistema sanitario più sostenibile, efficiente ed equo.